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Psicologia dell’autoritratto:Arno Rafael Minkkinen

Arno Rafael Minkkinen

Fotografie provocatorie, al limite del surreale, ironiche, di una bellezza disarmante che ti lascia a bocca aperta. Descriverei così gli autoritratti di Arno Rafael Minkkinen, un fotografo che amo molto per la sua produzione fotografica ma soprattutto per il senso che lui attribuisce ai suoi scatti.

Non so voi, ma io sono una di quelle persone che messe davanti ad un’opera d’arte, fa fatica a capirne il significato fino a che non approfondisce la storia di vita dell’autore e soprattutto l’intenzione che sta dietro all’opera prodotta.

Ho scritto una serie di articoli sulla psicologia dell’autoritratto ( Selfie dunque sono: psicologia dell’autoritrattoCome creiamo l’immagine che abbiamo di noi stessi?) e nell’ultimo “Le funzioni dell’autoritratto in pittura e fotografia” ho parlato delle varie funzioni che l’autoritratto assume in relazione alle intenzioni dell’autore.

Tra le varie tipologie ho citato l’autoritratto riparativo, menzionando il lavoro di Arno Rafael Minkkinen che oggi vorrei approfondire.

Autoritratto senza volto

Quando parliamo di autoritratto la prima cosa che ci viene in mente è il ritratto del viso di una persona. In realtà, spesso non viene soddisfatto il criterio fisiognomico ma l‘autoritratto rispecchia la personalità dell’autore, il suo animo, il suo mondo interiore, tanto da assumere il valore di documento psicologico.

Tra gli ascatti di Arno Rafael Minkkinen difficilmente troveremo rappresentato il suo volto, eppure le sue opere vengono definite autoritratti. Questo perchè l’intenzionalità e la funzione delle sue opere è quella di riparare una difficoltà che ha nella relazione con la sua immagine interna. Egli infatti nasconde il viso ma esibisce la bellezza del suo corpo in perfetta sintonia con la natura.

Provate a guardare le foto che ho inserito in questo articolo prima di continuare a leggere e soffermatevi su ciò che vi suscita guardarle, pensieri ed emozioni. Dopo di che, continuate a leggere e poi ditemi se riguarderete le fotografie con lo stesso occhio e se attribuireste loro lo stesso significato.

La costruzione della nostra immagine interiore

Arno Rafael Minkkinen Arno nasce nel 1945 a Helsinki affetto da labioschisi, meglio conosciuta come “labbro leporino”, un malformazione della bocca, labbra e naso.  La madre, in tempo di guerra e con già due figli, non riesce ad accettare la malattia del figlio. Avrà difficoltà a guardarlo, accoglierlo, tenerlo in braccio e allattarlo. Arno così crescerà con una grande difficoltà di relazione con la propria immagine (per approfondire in che modo si crea l’immagine di noi stessi cliccate qui). Anche le relazioni con i suoi fratelli e i suoi pari saranno difficili a causa della sua malformazione, tanto che Arno passerà molto tempo da solo nella natura, un luogo per lui rassicurante.

Gli autoritratti che inizierà a produrre dall’età di 26 anni, rappresentano il desiderio di creare una nuova immagine di se’ che sia esteticamente molto bella al fine di riparare il danno che ha subito a causa della sua malformazione e della mancanza di amore che lo hanno portato ad isolarsi nel mondo.

Arno crea così delle immagini molto belle, in cui il suo corpo entra in perfetta sintonia con la natura, un luogo per lui molto familiare con cui gioca con ironia.

La maggior parte delle fotografie sono pensate prima della fase di scatto in cui userà rigorosamente una macchina fotografica analogica. Possono trascorrere anche molte ore prima di avere lo scatto che nella sua mente reputa perfetto, ma lo saprà solamente quando tornerà a casa a sviluppare il negativo.

Attraverso il gioco Arno si identifica con gli elementi della natura per costruire una nuova immagine di sè:

“Non possiamo cambiare il nostro aspetto fisico, ma possiamo cambiare il modo in cui veniamo visti”.

Cosa ne pensate di questo autore? Avete mai utilizzato i vostri ritratti come un modo per parlare di voi stessi?

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