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le phototherapy techniques di judy weiser

Se sei qui è perché probabilmente hai letto la prima parte relativa alle Phototherapy Techniques di Judy Weiser e sei curioso di sapere quali sono nello specifico le tecniche. Quindi non perdiamo altro tempo e riprendiamo le fila del discorso.

Nell’altro articolo, abbiamo visto la tecnica del Photoprojective: il terapeuta dispone su un tavolo una serie di fotografie da lui scelte, scattate da fotografi, oppure che ritraggono quadri, ritagli di giornale, qualsiasi tipo di stimolo fotografico. Al quel punto viene chiesto al paziente di scegliere una foto rispondendo ad una consegna. Le consegne possono essere tantissime, tipo “scegli una foto che rappresenta un tuo punto di forza e un tuo punto di debolezza”, “una foto che rappresenti il rapporto che hai con tua madre”, “una foto che rappresenti te tra 10 anni” , ecc. Sicuramente il terapeuta cercherà una consegna che possa aiutare il paziente ad esprimere e ad approfondire la sua dinamica psicologica.

Le altre Phototherapy Techniques di Judy Weiser, si basano sempre sulla tecnica proiettiva e sulle domande del terapeuta, ma non utilizzano un mazzo di fotografie prescelte. Sarà il terapeuta a chiedere al paziente di portare fotografie scattate da lui, i suoi autoritratti, oppure fotografie scattate a lui da altre persone e fotografie appartenenti all’album di famiglia. Ognuno di questi ambiti rappresenta una tecnica.

Andiamo a vederle nello specifico

Phototherapy Techniques di Judy Weiser

Autoritratti

Il terapeuta chiede al paziente di portare fotografie che il soggetto ha scattato a se stesso, dove lui è l’artefice della costruzione della foto. Se non ne ha, chiede al paziente di farne.  Questo tipo di fotografie permettono di esplorare chi siamo quando pensiamo che nessuno ci stia guardando o che nessuno ci giudicherà in seguito, permettono un confronto tra la nostra immagine esteriore e interiore. L’immagine che abbiamo di noi stessi è come vorremmo che gli altri ci vedessero. Siamo sempre molto condizionati dalle aspettative dell’altro e acquisire maggiore consapevolezza su chi realmente siamo, ci fa sentire più sicuri di noi stessi e risolve parte dei nostri conflitti interiori. Non confondere l’autoritratto con il tanto di moda selfie, c’è una grande differenza. Chiediti se una tua foto destinata ad essere vista dagli altri, sarebbe uguale a quella che scatteresti sapendo che non sarà vista da nessuno? In cosa cambierebbe secondo te? Cosa nasconderesti? Se adesso sapessi di dover dare questa foto ad una persona in particolare, la scatteresti nello stesso modo? Oppure cosa cambieresti? Se hai risposto a queste domande, avrai già capito la differenze che ci sono tra un autoritratto ed un selfie. (Se vuoi approfondire il discorso sull’immagine che abbiamo di noi stessi, qui trovi tutto quello che c’è da sapere)

Fotografie scattate o scelte dal paziente

Le fotografie scattate o conservate indicano le relazioni che il paziente ha con gli oggetti, le persone, i luoghi, le cose, tutto quello che ritrae o è ritratto nelle immagini scelte. Forniscono l’accesso alle nostre proiezioni e documentano le nostre percezioni. Osservate tutte insieme possono offrire al soggetto una retrospettiva della propria vita e rivelare un filo rosso che le accomuna, quello che Judy Weiser chiama pattern ripetitivi.  La narrazione visiva ci aiuta a comprendere più velocemente e consapevolmente, per questo si può chiedere al paziente di scattare delle foto su un argomento centrale del suo percorso.

Fotografie di sé scattate dagli altri

le phototherapy techniques di judy weiser
©Martine Franck, Henri Cartier Bresson on train ride to Montreux, 1976

Prova a pensare a cosa fai quando pensi di essere il soggetto di una foto. Probabilmente cambi atteggiamento e ti metti in posa. Questo avviene perché vogliamo che gli altri vedano di noi quella che reputiamo la nostra immagine migliore. Quando le persone posano per una fotografia, hanno una determinata idea di come dovrebbero apparire nell’immagine finale. Ciò riflette la loro aspettativa riguardo a come vorrebbero essere percepite dalle altre persone. Fare domande su foto che le ritraggono, è un buon modo per scoprire come valutano se stesse.

L’album di famiglia

In terapia, parlare del passato e creare collegamenti con il presente è assolutamente essenziale, lavorare con l’album di famiglia aiuta molto a fare questo. Le foto di famiglia stimolano ricordi ed emozioni, permettono ai membri di conoscere le proprie radici, ci danno informazioni sulle relazioni familiari, servono per narrare storie e far conoscere la storia della famiglia alle nuove generazioni. La scelta di quale foto inserire nell’album e di quali non inserire parla tanto delle relazioni tra le persone.

Come potrai adesso intuire, lavorare con le fotografie insieme ad un terapeuta specializzato in questo, è un modo veloce ed efficace per indagare in profondità le nostre dinamiche psicologiche, i nostri conflitti, quello che avvertiamo come un disagio. Attraverso la riflessione, l’introspezione, la presa di coscienza, si attua un cambiamento.

Cosa ne pensi delle Phototherapy techniques di Judy Weiser? Ti hanno incuriosito? Se vuoi saperne di più, chiedimi quello che vuoi.

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